Sportello Turistico Quintino Cataudella Scicli (RG)


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Chiafura

Sentieri della Storia

LE GROTTE DI CHIAFURA


"Era una piccola Sicilia ammonticchiata, di nespole e tegole, di buchi nella roccia"
(Elio Vittorini, "Conversazione in Sicilia", 1941)

Le grotte di Chiafura si trovano nel lato sud-occidentale del costone di San Matteo di Scicli (RG) e sono state abitate fino agli anni Sessanta del Novecento.
Chiafura era essa stessa una città: dotata di ingressi dall'esterno, di abitazioni di diverse dimensioni, di luoghi di culto, di infrastrutture per l'approvvigionamento idrico, di orti, appartiene alla cultura delle architetture rupestri del bacino mediterraneo.
Le caverne, infatti, sono esistite in tutto il mondo fin dal paleolitico. All'inizio le grotte naturali servivano da rifugio; successivamente, con la nascita dei primi villaggi, svolsero fondamentalmente funzioni di necropoli.
In Italia l'insediamento rupestre più conosciuto è quello dei Sassi di Matera (che Carlo Levi considerava inferiore a Chiafura); in Sicilia il fulcro di questo tema è rappresentato da Pantalica, ma notevoli sono anche gli esempi iblei: Cava d'Ispica e Chiafura.
L'unicità di Chiafura consiste nell'essere stata una città abitata per secoli, con continue trasformazioni delle architetture e dell'urbanistica.

LA STORIA
Il colle di S. Matteo fu abitato fin dal periodo detto "FACIES DI CASTELLUCCIO" (2200 a.C. - 1400 a.C.). Le grotte furono utilizzate come cimitero in epoca bizantina (V - VII sec. d.C.). Dopo l'VIII sec., in seguito alle scorrerie saracene, i fianchi del colle furono adibiti ad abitazioni, per meglio difendersi dagli attacchi dei pirati. E proprio dal 747 d.C. il dominio bizantino sull'isola decretò un incastellamento difensivo, di cui fanno parte le fortificazioni sul colle.
Dopo la vittoria normanna sugli arabi (1091), con l'acquisita relativa sicurezza e l'aumento demografico, dalla parte più alta del colle si verificò la discesa graduale a valle dell'habitat, che culminò intorno alla metà del XIV sec.
Le "lenze" di Chiafura, si prestarono così ad accogliere i "raffi", cioè gli spazi di pertinenza aperti davanti alle grotte, coltivati a ortaggi, per tutta la comunità, simbolo di un regime di mutuo aiuto, che vedeva anche gli uomini impegnati in varie attività artigianali. Si viveva in armonia, aiutandosi reciprocamente. La comunicazione era continua, per l'acqua ed il bucato (a Chiafura si viveva senza acqua corrente e senza luce elettrica, senza radio e senza televisione…).

LE GROTTE E I "RAFFI"
Le grotte presentano tipologie analoghe (soprattutto per le limitazioni tecniche della loro edificazione e della morfologia del luogo) ma non assolutamente identiche. Si diramano in ambienti disposti anche su più livelli, ricavati per suddivisione di latomie più ampie o singolarmente intagliati nelle formazioni rocciose.
Gli spazi ortivi (i raffi) sono 1) o immediatamente antistanti le abitazioni in grotta, costituendone pertinenza d'uso diretta (e forse esclusiva), 2) oppure sono coltivi comuni (anche se esigui) di più unità abitative.

DAL SETTECENTO AD OGGI
Alla fine del Settecento a Chiafura vivevano 2.000 persone (1/5 degli sciclitani), di varie classi sociali.
Ma ancora alla fine degli anni Cinquanta del 20° secolo vi vivevano centinaia di persone, in condizioni di disagio e deprivazione. Il Circolo "V. Brancati" di Scicli organizzò allora la venuta a Scicli di alcuni intellettuali engagés. Carlo Levi, Renato Guttuso, Pier Paolo Pasolini, Paolo Alatri, Maria Antonietta Macciocchi, Antonello Trombadori visitarono il quartiere rupestre, conobbero Scicli, animarono un dibattito, scrissero articoli sulla rivista "Vie nuove": Chiafura diventò così un caso nazionale, di cui si occupò il Parlamento italiano, che approvò la risolutiva "Legge Aldisio".
Con il conseguente sfollamento, Chiafura diventò un luogo di vergogna, da rimuovere, la cui riscoperta è iniziata negli anni Ottanta ed è recentemente culminata con la realizzazione del percorso archeologico e storico-antropologico di Chiafura (nel quadro dei Fondi strutturali Europei del Programma Operativo Regionale Sicilia 2000-2006, Asse I - Risorse culturali).


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